martedì 30 maggio 2017

Uno studio sulla fiaba di Cappuccetto rosso, 20 articoli

Uno studio sulla fiaba di Cappuccetto rosso, 20 articoli

IL LUPO E I SETTE CAPRETTI, L'INDICAZIONE TEMPORALE DI UN PERIODO MAGICO-SIGNIFICATIVO, IL MAGGESE LUNGO PASSIVO



C'è una fiaba nella raccolta di fiabe dei F.lli Grimm che narra una storia che ha qualche somiglianza con quella di Cappuccetto Rosso. Gli studiosi della scuola diffusionistica, Aarne e Thompson, li mettono insieme nel Tipo 333. In questa fiaba il lupo, dissimulando la parte della madre capra, riesce a farsi aprire la porta di casa in cui erano custoditi i sette capretti. Questo nonostante che la capra madre avesse raccomandato ai figli di non aprire ad alcuno. La porta viene aperta e i capretti scappano e cercano un rifugio per sfuggire al lupo, ma sei capretti vennero scoperti e divorati; solo il settimo, probabilmente il più piccolo, si salvò perché, nascostosi nella cassa dell'orologio a pendolo, non fu scoperto dal lupo. Ma l'orologio indica il tempo e il numero dei sette capretti è significativo da un punto di vista magico-temporale. In tantissime fiabe e anche racconti sacri suona la cantilena dei sette anni di sofferenze, di carestie, di patimenti. Quindi il lupo potrebbe rappresentare quel tempo necessario affinché una terra, non più fertile, ritorni alla fertilità. La fiaba riporta anche una indicazione relativa ai cereali con cui si fa la farina e l'impasto del pane. 

Uno studio sulla fiaba di Cappuccetto rosso, 20 articoli

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LA STRUTTURA DIACRONICA DEI LUPERCALIA



Ci sono oggi dei modi di dire che risentono fortemente di culture antecedenti. Per esempio dire "otto giorni oggi ci rivediamo" per indicare lo stesso giorno della prossima settimana è come usare la settimana di otto giorni degli antichi Romani, il nondinum, che significa (periodo) di nove giorni perché sia i Greci sia i Romani contavano sia il giorno di inizio sia il giorno finale. Oggi sarebbe più giusto dire "ci vediamo fra sette giorni" per significare che ci si rivedrà lo stesso giorno della prossima settimana. Ma il modo di dire "fra otto giorni" o "otto giorni oggi" si usa ancora. Sia che il modo di dire dipenda dalla settimana romana nondinum, sia che dipenda dal fatto che si contino e il giorno iniziale e quello finale, ci troviamo di fronte a una inesattezza. Altri modi di dire sono poco aderenti alla realtà per altri motivi. Per esempio dire oggi che una qualche cosa si farà alle "calende greche" per significare che piuttosto non la si farà è oggi un azzardo, in quanto si rischia moltissimo di non essere compresi. 

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I LUPERCALIA DEI ROMANI

Non è facile trovare traccia di questi passaggi di uso, dei campi e dei territori in cui veniva praticata l'agricoltura, connessi al lupo. Probabilmente in certi territori il lupo fu sostituito dal cinghiale, oppure per esempio nella Grecia antica il maggese fu opera di una dea, Demetra, che aveva subito uno stupro, oppure il ratto della figlia. Presso gli Etruschi nella Tomba dell'Orco a Tarquinia è raffigurato Ade barbato con elmo a testa di lupo, con un serpente nella sinistra, mentre con la testa accenna al gigante Gerione tricipite (Kelun). Persefone è in piedi con la chioma irta di serpentelli. Si tratta degli dei, Ades e Persefone, che presiedevano al regno della morte, ma erano anche connessi mistericamente alla fecondità della terra. Per fortuna gli antichi hanno conservato dei rituali antichissimi che anche coloro che ci hanno tramandato non riuscivano a spiegare in maniera completa. Poi ci sono le fiabe e i racconti popolari in cui c'è traccia, pur con tutte le modifiche e le trasposizioni di senso che comporta il tramandamento orale, dei riti e dei miti antichi. Poiché ho intravisto nel rito romano dei Lupercalia un riferimento agli antichi passaggi di uso dei campi, li riporto di seguito.

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IL LUPO NELLE CULTURE CHE PRATICAVANO UNA AGRICOLTURA PRIMORDIALE



L'agricoltura o cerealicoltura primordiale secondo gli studiosi prese piede nel territorio della "mezzaluna fertile", cioè nella vasta area del Medioriente che si estende dalla penisola del Sinai e dal delta del Nilo fino agli odierni territori dell’Iraq, Palestina, Libano e Turchia intorno al 10.000 a.C. in età neolitica. Secondo l'ipotesi di Gordon Childe una primitiva cerealicoltura, essendo le pratiche agricole piuttosto precarie e poiché ciò inizialmente causava un rapido esaurimento del terreno, non poteva essere stata che un'agricoltura itinerante di popolazioni seminomadi costretti a spostarsi periodicamente su altri territori alla ricerca di terreni fertili. Del resto, per valorizzare la sua tesi, Childe fa pure riferimento al sistema cerealicolo del "taglia e brucia" che si praticava ancora in qualche paese nel XVIII secolo. In effetti la cerealicoltura ebbe maggiore rilevanza di tipo alimentare quando si pensò all'occupazione permanente di un territorio. Se questo territorio veniva diviso in tot parti e queste parti si coltivavano anno dopo anno secondo una certa rotazione, non ci sarebbe stato più bisogno di spostarsi. 

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IL CULTO DELLE PIETRE PRESSO I LAPPONI, IL RACCONTO LAPPONE: L'UOMO CHE FU INFEDELE AL SUO DIO



Proprio presso le popolazioni dei Lapponi o meglio nelle loro antiche tradizioni, considerato che da qualche tempo i Lapponi sono cristiani, è stata segnalata l'importanza delle pietre e delle montagne sacre nel loro culto e nella loro mitologia. Si chiama Seida oppure Seite o Sieide qualsiasi oggetto carico di numinosità o di potenza, perché sede di manifestazione degli spiriti. In particolare i blocchi di roccia divengono vere e proprie teofanie o litofanie che i Lapponi adoravano in vario modo. Sui sentieri delle renne, sacrificavano alle rocce per assicurarsi la moltiplicazione delle mandrie. Sulle rive dei laghi stavano seida dei pesci in forma di pietre particolari per il colore o per il loro aspetto lucido (quarziti) e che assumevano molte delle funzioni proprie del Signore degli animali: ovvero del regolatore delle specie commestibili e del responsabile della loro prolificità. 

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IL DIVORAMENTO E IL TRAVESTITISMO NELLE INIZIAZIONI TRIBALI



Le iniziazioni femminili nelle società di interesse etnologico esistono, ma spesso gli studiosi, probabilmente per la reticenza degli informatori, le hanno studiate ben poco. Il più delle volte nelle iniziazioni femminili le iniziande vengono sottoposte a piccole incisioni e scarificazioni. In molte culture africane le ragazze ad una età che corrisponde al periodo successivo alla prima mestruazione vengono sottoposte a clitoridectomia e infibulazione. Ma l'eroina della nostra fiaba è nordica ed ha a che fare col lupo che non è certo tipico dell'Africa. Si può inquadrare il racconto di Cappuccetto rosso come fosse il relitto di una iniziazione femminile tribale? Gli indizi ci sono e la fanciulla per quel mantello rosso sembra sia prossima o abbia superato la prima mestruazione. Nelle iniziazioni tribali di solito veniva fatta una pantomima di un divoramento e di un successivo rovesciamento.

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PIETRE NELLO STOMACO DELL'INIZIANDO NELLE INIZIAZIONI PER SCIAMANO



Lo sciamano è essenzialmente un intermediario tra gli uomini e gli spiriti, tra il mondo di quà e il mondo di là. Per la capacità di spostamento della sua anima è anche un guaritore di quelle malattie la cui causa, è ritenuto, sia l'allontanamento dell'anima dal corpo del malato. Lo sciamano, una forma di sacerdozio, è o era diffusa fino a non molto tempo fa in Siberia, nell'alto settentrione dell'Europa e nell'America settentrionale, forma sacerdotale non esclusiva, però, perché nelle aree in cui è diffuso lo sciamanesimo, anche il capofamiglia svolge alcune funzioni rituali. Lo sciamanesimo per solito insiste in culture di cacciatori, raccoglitori e pescatori e in culture di cacciatori che sono anche piccoli allevatori e probabilmente anche in culture, che pur mantenendo la caccia e la raccolta come risorse principale, adottano una agricoltura primordiale. Per accedere alla condizione di sciamano l'iniziando deve superare una prova iniziatica che ne mette a dura prova la resistenza psicofisica. Infatti l'iniziazione sciamanica si differenzia dalle altre per l'impressionante intensificarsi dei riti e soprattutto della parte di questi che riguardano le prove di sofferenza.