LE CONSIDERAZIONI DI ESIODO SUI FUCHI
Esiodo, il poeta contadino, ravvisa nei fuchi il malanno degli alveari, come le donne sono il malanno delle società umane(Teogonia vv. 594-602). Ed Esiodo, in merito al coesistere di fuchi molto numerosi con alveari in forte decadenza, aveva ragione. Probabilmente già gli antichi si erano accorti che una presenza massiccia di fuchi negli alveari era deleteria e preannunciava la stessa fine dell'alveare. Columella, circa sette secoli dopo Esiodo, accenna al fatto che era invalso l'uso di cacciare via dagli alveari i fuchi, ma secondo la sua opinione era meglio lasciarli stare perché dovevano avere una qualche funzione visto che sostavano presso le larve. Oggi si sa che l'alveare si popola di moltissimi fuchi quando l'ape regina non è stata fecondata nel volo nuziale, o meglio non ha nemmeno fatto un volo nuziale per cui i fuchi non hanno avuto avuto il modo di affidarle il loro sperma fecondante. In questo caso l'ape regina depone le uova, ma queste uova non saranno fecondate dagli spermatozoi a lei rilasciati dai fuchi. Infatti da un uovo fecondato nasce un'ape, "diploide", cioè con i caratteri genetici sia del padre che della madre. Da un uovo non fecondato nasce invece un fuco, "aploide", in quanto ha solo i caratteri genetici da parte di madre. Un'ape regina la cui spermateca si è esaurita o non è mai stata riempita è detta "regina fucaiola", perché depone uova da cui possono nascere solo fuchi. Questo può avvenire se la regina vergine non esce dall'alveare dopo una ventina di giorni dalla nascita, ad esempio a causa del maltempo.
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Le api, il miele e l'alveare nel mito
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